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I romani quanto ne sapevano di finestre?
Design
26
Oct

I romani quanto ne sapevano di finestre?

Curiosità che arrivano dal passato e vanno verso il futuro

Le finestre sono oggi un elemento imprescindibile della nostra architettura, il loro utilizzo, funzionale all’illuminazione e all’areazione degli edifici, rientra in una routine di azioni quotidiane a cui non facciamo molto caso.

Eppure quella delle finestre, così come le conosciamo oggi, è una conquista recente!

Come erano fatte le finestre del passato?

Sono i Romani i primi ad aver introdotto un uso di massa di quella che solo dopo una lunga evoluzione sarebbe diventata una finestra.

L’elemento determinante nell’evoluzione della finestra è stato senza dubbio il vetro.

Le civiltà più antiche infatti, pur conoscendo la tecnologia della fusione del vetro, non l’adoperavano per le loro abitazioni e le finestre erano semplicemente delle piccole fessure attraverso cui filtrava un po’ di luce.

Cosa si usava per chiudere il vano delle finestre?

Venivano adoperati dei teli bianchi impregnati di grasso, o piccoli telai in legno assemblati con vari materiali, oggi davvero improbabili come pezzi trasparenti di vescica di maiale, o pelle di animali ridotta a sottile pergamena.

È con l’Impero Romano, grazie allo sviluppo dell’industria del vetro, che furono introdotte piccole lastre grezze, spesse circa un centimetro e poco trasparenti.

Una testimonianza di questo prototipo di finestre è custodita a Pompei; le case più facoltose avevano alle finestre dei telai in bronzo comprensivi di questa tipologia di lastre.

Al tempo di Ottaviano Augusto fecero la loro prima comparsa i primi vetri da finestra, ottenuti con il metodo della colatura e montati su telai di legno o metallo.

Immediatamente la finestra, dotata del vetro, divenne uno status symbol! Cicerone fotografa con le sue parole la prorompente diffusione di tale sistema di chiusura:

Ben povero si deve considerare chi non possiede una casa tappezzata con placche di vetro

Non mancano in letteratura le testimonianze tecniche sul procedimento adottato per la produzione di finestre. Vitruvio con il suo De architectura, introduce il problema della luce in architettura sottolineando l’importanza dell’orientamento e dell’irraggiamento solare nella progettazione di un edificio.

>> Lettura di approfondimento

 

Tuttavia con la fine dell’Impero Romano anche gli artigiani che fino a quel momento avevano introdotto e portato avanti la produzione di questo antesignano  del vetro per finestre, vennero meno.  

Lo studio e la progettazione del vetro riapparvero solo dopo il ‘500, con l’introduzione di un nuovo procedimento per la produzione del vetro piano, mediante la tecnica di soffiaggio di una sfera e il suo successivo allargamento per rotazione in forno.

Fino al XIX secolo la maggior parte del vetro piano fu realizzato con questo sistema. Un lavoro difficile, che richiedeva grandissima abilità.

Le opere d’arte erano dietro l’angolo!

Attraverso la tecnica di produzione del vetro con l’utilizzo di vetri colorati era possibile realizzare immagini, composizioni, storie ormai protagoniste delle più belle cattedrali cristiane europee.

Se l’utilizzo del vetro aveva subito un’enorme evoluzione in campo artistico e architettonico, non era cresciuto allo stesso modo l’utilizzo di finestre vetrate per le semplici abitazioni.

Fino al secolo scorso, era piuttosto usuale vedere case prive di vetri alle finestre, sostituiti dalla così detta impanata, cioè una tela di lino cerata che veniva stesa e tenuta tesa da dei chiodi sui montanti delle finestre. L’uso dell’impanata proteggeva le abitazioni da acqua e vento, ma costituiva anche uno spesso filtro per la luce diurna, determinando una scarsa illuminazione degli ambienti.

Ecco perché ogni volta che apriamo una finestra godendo della luce del sole che entra nelle nostre case siamo fruitori di una conquista lenta, avvenuta nei secoli e che ha ancora molte strada davanti a sé!

 

Autore

Luisa D'Auria
Luisa D'Auria

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